Sicuramente in molti avranno spulciato fra i suoi capolavori traendone ispirazione per le pellicole cinematografiche ambientate negli anni ’30.
Ci scommetterei. Molti registi di Hollywood lo hanno fatto.

Edward Hopper svelò al mondo l’America della prima metà del secolo, riportando ogni minimo dettaglio. Lord Gordon in un suo articolo scrisse:<< È difficile trovare un pittore che nei suoi quadri esprima l'America meglio di Hopper>>.

Nei suoi quadri assistiamo a un susseguirsi di immagini di vita quotidiana, momenti della vita urbana di un qualunque e anonimo cittadino.
Hopper da un tono metafisico alle sue opere, lasciando trapelare il silenzio, l’attesa, l’emotività, con tale intento riesce a fermare il tempo.

Nell’osservare possiamo anche meravigliarci, ma una cosa è certa: la solitudine.

Realismo made in U.S.A

In ambito artistico, di grande importanza, sono i legami. Ovvero i collegamenti che uniscono diversi artisti. Fra il 1894 ed 1905, Paul Cezanne, pilastro della stagione post-impressionista, dipinge Le grandi bagnanti (Les grandes baigneus), un olio su tela conservato a Londra al National Gallery. Stupisce il sintetismo, si riesce a comprendere che si tratta di donne, solo grazie alla marcata linea di contorno che modella il corpo ed i lineamenti del viso. Senza la linea, sarebbero state delle semplici pennellate di colore.

Paul Cezanne, Le grandi bagnanti, olio su tela, 1894 – 1905, Londra, National Gallery.

Nel 1906, siamo nel periodo in cui ha inizio la stagione della avanguardie. I pittori fauves, sono i primi a farsi carico di questo spirito innovativo nel campo pittorico. Matisse, dipinge La gioia di vivere, un olio su tela, conservato a Filadelfia presso la Barnes Foundation. Nell’opera è presente un maggiore snellimento della forma, ma il vero protagonista è il colore. I colori caldi trasmettono l’idea della felicità, dunque c’è qualcosa di più grande nascosto fra le forme: il sentimento interiore.

Queste due tele raccontano di un legame, tematico e non propriamente stilistico. In entrambe ritroviamo la nudità femminile e il legame fra natura ed essere umano. Cezanne e Matisse sembrano degli esploratori, alla ricerca del mondo primitivo e incontaminato, che il progresso scientifico e industriale stava cancellando.

Montmartre sarebbe vuota senza la figura singolare di Amedeo Modigliani (1884 – 1920), un genio della pittura del Novecento, molto stimato dai grandi del suo tempo, una star per molti giovani di oggi. Modigliani, o Modì come lo chiamavano i suoi contemporanei, è facile da riconoscere, le sue opere, i suoi volti e le sue figure sono inconfondibili.

Dopo la formazione nel 1906 si stabilisce nella capitale francese, la Parigi del primo Novecento era il maggiore centro di elaborazione artistica d’Europa, i galleristi e collezionisti, sfornavano e sovvenzionavano talenti; Modigliani ebbe la fortuna di incontrare lungo il percorso Paul Alexandre, giovane mecenate, che contribuì alla crescita artistica di Modì.

Nelle opere di questo periodo si può avvertire l’influenza della pittura di Picasso, ovvero quelle opere malinconiche e solitarie, le quali caratterizzano il “periodo blu” del pittore spagnolo. Un’opera di Modigliani questo periodo è il Suonatore di violoncello. Nell’opera in primo piano, posizionato a tre quarti verso destra, vediamo un uomo che suona un violoncello.

L’uomo è solo, ed è rapito dalla musica dolce del suo strumento. Modigliani si stacca dai canoni di bellezza comuni, preferisce la forma sintetica, il braccio, le mani, il volto, divengono semplici forme colorate segnate da una forte linea di contorno. Tale particolarità ci riporta a Gauguin, al quel sintetismo pittorico che caratterizzò il periodo post impressionista.
Altra nota importante è la sfera emotiva, racchiusa nel musicista, che balza agli occhi dell’osservatore nonostante semplici; questa interiorità la percepiamo grazie ai colori freddi e all’atmosfera di penombra.

Amedeo Modigliani, Suonatore di violoncello, 1909, olio su tela, 75,5 x 59,5, collezione privata.

La giornata di due contadine è già iniziata da un pezzo, il campo è il loro luogo di lavoro e lo conoscono alla perfezione, la loro solitudine è momentaneamente interrotta dal passaggio di un treno, il quale ha lasciato una grande nube di fumo bianco lungo il tragitto già percorso.
Abbiamo qui difronte una tela di Giuseppe De Nittis (Barletta 25 febbraio 1846 – Saint-Germain-en-Laye 21 agosto 1874), un’opera molto importante e soprattutto di grande valore figurativo: lui ha riportato su tela un’ambiente della quotidianità, chissà quante volte lo avrà visto.

Due realtà, contemporanee e diverse, sono riportate su tela: il mondo campestre con i contadini, mondo di lentezza e sudore quotidiano, affianco all’innovazione e alla velocità rappresentata dal treno che corre lungo i binari. Con questo De Nittis sottolinea la continua trasformazione del mondo che lo circonda. Un paesaggio con due volti: in alto un cielo grigio, in basso un campo dalle tinte gialle e verdi; dai colori percepiamo l’inverno e la rigidità della stagione.

De Nittis realizza i suoi lavori guardando i soggetti dal vero, inoltre negli anni in cui è stata dipinta quest’opera, all’incirca nel 1880, guarda all’esperienza artistica della Scuola di Barbizon, a quel gruppo di pittori che andarono a costituire la corrente paesaggista del realismo francese.

Chagall vive il suo grande amore con Bella, sua moglie, lo sente tanto da metterlo su tela. Vi parlo dell’opera intitolata “La passeggiata“, un olio su tela realizzato intorno al 1917-1918 e con servato a San Pietroburgo presso il Museo di Stato Russo.

La campagna di Vitebsk fa da cornice ai due innamorati che uniti nell’amore passeggiano decidendo di godersi la natura. Chagall è al centro, veste in maniera elegante (abito nero e camicia bianca) e tiene in nella mano destra un uccello, con la mano di sinistra stringe la mano di Bella. La donna è in volo, distesa nel cielo, solo la mano del marito la tiene sospesa in aria. Una posa molto inusuale, fantasiosa. In basso a sinistra, poggiata per terra, troviamo una tovaglia fiorata, con sopra un fiasco di vino e un bicchiere. Tutto intorno il paesaggio verde campestre e in secondo piano lo scorcio della città, reso anche attraverso varie tonalità di verde

Il vero messaggio nascosto in quest’opera di Chagall è la grandezza dell’amore, perché quando si è innamorati si ha tutto e si è felici: Chagall sorride, Bella lo guarda e ha fiducia nel sentimento corrisposto. Ma qualcos’altro viene fuori proprio dalla posa con cui i due innamorati son raffigurati, ovvero l’amore è quel sentimento che porta al di là del rapporto naturale, che ci porta a volare col cuore.

Stilisticamente in quest’opera si avverte l’influenza cubista, difatti il panorama campestre, la città, non sono altro che l’insieme di piani scomposti, inoltre il colore aiuta a differenziarli dando maggiore chiarezza al contenuto in generale, anche le due figure umane, oltre che nel panorama, si avverte un po’ di sintetismo, questo Chagall sceglie di mettere in risalto il sentimento dell’amore, il significato interiore dell’opera.

La tenerezza è una carezza oppure un bacio, la tenerezza è presente nell’arte e grazie a questo sentimento se le alcune opere incantano gli osservatori.
Questa capacità di trasmettere la dolcezza è racchiusa in Klimt, si perché tutto sommato le sue opere non sono solo belle ed affascinanti, perché in loro c’è molto di più.

La giovane Adele Bloch-Bauer si lascia ritrarre da Klimt, il maestro ne suo volto racconta l’incantevole dolcezza femminile. Tutto intorno c’è il dorato e questo particolare spinge l’occhio dell’osservatore a fissare la giovane donna negli occhi; questo è il punto di partenza per l’avvertimento del sentimento della dolcezza.

Il bacio è un gesto di tenerezza e di grande velocità, Klimt invece lo regala all’eternità. Questo capolavoro, forse il più famoso del maestro, possiamo considerarlo il manifesto della tenerezza. Intorno c’è la forza del colore dorato, ma l’occhio dell’osservatore è rapito dal gesto. Klimt riesce a rappresentare la passionalità: l’uomo abbraccia il volto della donna e posa le labbra sulla guancia, la donna chiude gli occhi, stringe le spalle e pone le mani sul petto, l’emozione ha il sopravvento.

A dare grande spessore alle opere di Gustav Klimt non è solo il dorato, la bidimensionalità, ma anche la sfera sentimentale.