Il Cristo alla colonna di Bramante

Bramante raffigura Cristo legato alla colonna, eliminando tutti i gesti che di dolore che contornano l’episodio: non sono presenti i carnefici. Cristo è in primo piano ed è legato ad una colonna decorata mediante le grottesche.
Viene rappresentato un momento di grande tensione, non tarderà ad arrivare la violenza e Cristo sembra che rivolge lo sguardo proprio verso i suoi carnefici, nel volto si legge la paura; Bramante porta fuori le emozioni.

La perfezione anatomica del Cristo è l’eredità classica a cui Bramante guarda: i muscoli ben definiti, e questo grazie al gioco di luce ed ombra, ci portano a ricordare alla statuaria classica.
L’opera non è solo frutto dell’eredità classica, ma anche di altre influenze artistiche, fra cui la pittura di Leonardo: il realismo con cui è definito il corpo e l’espressività del volto da cui trapela la sfera sentimentale. L’altra influenza è quella fiamminga, presente nella strutturazione dell’opera, nella luce e in particolare nella resa minuziosa dei particolari, come nella raffigurazione dei capelli e della barba.

L’opera risale all’incirca al 1490 ed conservata a Milano presso la Pinacoteca di Brera

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