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Il DaDa BeRLiNesE

Nella Berlino del primo dopoguerra nasce il Club Dada, il territorio tedesco aveva già conosciuto una prima avanguardia artistica ovvero l’Espressionismo, ma col Dadaismo cambia letteralmente il panorama. Tristan Tzara nel Manifesto Dadaista del 1918 traccia le linee guida del movimento:

“…Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell’azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin’ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA ; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA ; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA ; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buoi, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA ; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell’archeologia: DADA ; abolizione dei profeti: DADA ; abolizione del futuro: DADA ; fede assoluta irrefutabile inogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA…”

A Berlino Richard Huelsenbeck, John Heartfied, Geoge Grosz, Raoul Hausmann, e Hannah Hoch aprono le porte della mente e iniziano a percorrere nuove strade. Il quadro politico e sociale della Germania del primo dopoguerra non è dei migliori, la sconfitta in guerra, da cui è scaturita la fine dell’Impero e la nascita della “debole” repubblica, ha abbassato il morale e creato sfiducia, ma parallelamente a tali problematiche giungono i primi fermenti politici; i dadaisti berlinesi sono a pieno titolo coinvolti, in quanto attivi politicamente con il neonato partito comunista.

Hannah Hoch, Taglio con coltello da cucina, collage, 1919, Berlino, Staatliche Museen, National Galerie

Il pittore espressionista nell’opera dava voce alla propria interiorità, l’artista dada annulla questo passaggio, nel dada berlinese c’è una “manipolazione” del linguaggio visivo già esistente e questo è possibile grazie al fotomontaggio resa grazie al collage: ovvero diverse immagini di varia provenienza venivano assemblate e con ciò veniva rappresentato il mondo che li circondava.

Per il Manifesto delle elezioni politiche del 1928 John Heartfield realizza un fontomontaggio: una mano destra di grandi dimensioni aperta, e sotto in diagonale la scritta “5 dita ha la mano – 5 fermi il nemico! Vota la lista 5 del partito comunista“. Un lavoro che risalta all’occhio, semplice e comprensibile, dunque diretto alla classe proletaria.

George Grosz invece realizza opere pittoriche dal carattere satirico politico in cui è racchiuso un messaggio morale, senza mezze misure racconta gli “abusi” politici e sociali della classe politica dominante. Lo fa attraverso una rappresentazione buffonesca, deformata, quasi a vole “marchiare” con la forma il malfattore.

George Grosz, Germania una favola d’inverno, collage e olio su tela, 1918 (disperso)

 

 

 

 

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