Contributo sulla pittura del XVIII secolo a Latiano

In questo articolo vi parlo di due tele del XVIII secolo presenti a Latiano, questo elaborato è un estratto di un personale studio riportato nella mia tesi di laurea magistrale “Il mecenatismo degli Imperiali, pittura del Seicento e Settecento a Latiano”.

Nella tela è raffigurata l’Immacolata Concezione (Fig. 1), ed è conservata nella Chiesa dell’Immacolata (ex cappella gentilizia dei Marchesi Imperiali) a Latiano,  e risale al XVIII secolo, la Vergine raffigurata al centro in piedi al di sopra della luna rovesciata e delle nuvole, ha le mani giunte in segno di preghiera e lo sguardo rivolto verso l’alto; la postura “arcuata” genera un senso di movimento nella figura.

In basso sono posti intorno alla Vergine Immacolata sette piccoli angeli, in alto ai lati volano i cherubini.

I colori nell’opera sono divisi in due registri: in basso al di sotto della nube e degli angeli trova posto l’oscurità, man mano salendo il colore diviene sempre più acceso fino a giungere all’estremità in alto dove trova spazio il dorato. Il pittore inoltre contorna la sagoma della Vergine con una tonalità di giallo più scuro sottolineando la santità dell’individuo.

Le figure sono ben distribuite nello spazio, i corpi voluminosi vengono raffigurati con abile precisione, inoltre l’effetto luminoso non solo leviga la muscolatura, ma sottolinea anche i particolari: la veste svolazzante, il volto della Vergine, il colore biondo dei capelli i quali scendono sulle spalle, il colore rosaceo degli angeli.

L’opera è posta sulla parete destra del braccio dove è collocato l’altare dedicato a San Nicola, inoltre non è menzionata nella Visita Pastorale di Mons. Kalefati avvenuta nel 1785 e neanche nell’inventario dei beni del Principe Vincenzo Imperiali redato nel 1816.

Nell’inventario del Principe di Francavilla Michele IV Imperiali è riportata assieme ad altre sei quadri misuranti “palmi sette e larghi palmi cinque e mezo[1], una “imagine della Concezione” [2]. Potrebbe dunque trattarsi della stessa però da quanto appreso prima nei beni dell’erede Vincenzo Imperiali non viene menzionata, dunque questa resta solo una ipotesi. Analizzando anche l’inventario dei beni del Marchese di Latiano Giovanni Luca Imperiali, redatto nel 1749, viene fuori una tela raffigurante l’Immacolata Concezione “…quadro di palmi otto d’altezza, e palmi sei di larghezza colla detta cornice, come sopra, rappresentante l’Immaculata Concezzione…”[3], in più è menzionata anche la stanza in cui era ubicata, ovvero nella camera detta “…del letto torchino…”[4]; potrebbe trattarsi della tela attuale? Per il momento sull’origine della tela restano solo queste due ipotesi.

(Fig. 1) Pittore giordanesco, Immacolata Concezione, XVIII secolo, Latiano, Chiesa dell’Immacolata

(Fig. 2) Luca Giordano, Immacolata Concezione, 1680, Firenze, Palazzo Pitti (Galleria Palatina).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tela senza ombra di dubbio fu donata dai Marchesi Imperiali di Latiano alla Confraternita dell’Immacolata formatasi nel 1839.

La tela è attribuibile ad un pittore conoscitore del linguaggio figurativo di Luca Giordano, l’opera ha come base di partenza l’Immacolata del maestro campano (Fig. 2) realizzata intorno agli anni ottanta del ‘600 e conservata nella Galleria di Palazzo Pitti a Firenze, l’Immacolata presente a Latiano rispetto alla tela del Giordano ha delle differenze come: la corporatura più stretta, il volto è più tondeggiante e la posa molto più arcuata, solo gli angeli posizionati in basso sono identici nella posa.

Occorre dunque menzionare il fenomeno del “giordanismo” in Puglia, sviluppato grazie alla presenza degli allievi del Giordano presenti in regione e alla circolazione delle opere di questi e del maestro.

Allievi di rilievo presenti in Puglia sono: De Matteis che come ben sappiamo nel 1713 firma l’affresco della cupola del Cappellone di San Cataldo a Taranto e che Michele D’Elia considera importante per lo sviluppo della pittura settecentesca in Puglia, il suo operato fu una novità da seguire per diversi pittori locali; Andrea Miglionico che oltre a diffondere lo stile del Giordano, attraverso la produzione introdusse gli influssi pittorici di Pietro da Cortona [5], Nicola Malinconico autore delle tele conservate nella Cattedrale di Gallipoli e  per ultimo Giovan Battista Lama.

Su Lama ci fornisce delle informazioni Mimma Pasculli Ferrara, la quale puntualizza sul fatto che non vi sono informazioni certe in merito alla data di nascita e di morte del pittore, si ipotizza che fosse vissuto dal 1673 al 1748 e che dunque l’excursus pittorico è soprattutto chiaro attraverso le opere [6].

Fu allievo di Luca Giordano da cui ereditò l’intensa vena narrativa, la tela che rientra all’interno dei canoni figurativi giordaneschi è l’Immacolata con S. Andrea e S. Nicola, datata 1708, conservata nella Chiesa di Santa Chiara a Rutigliano  [7], la figura della Vergine è simile a quella presente nell’omonima tela latianese, in comune hanno la centralità della figura, il manto svolazzante verso l’infuori, lo sguardo rivolto verso l’alto.

Pasculli conferma che il Lama prende la figura della Vergine dall’analoga tela del Giordano conservata a Palazzo Pitti a Firenze [8].

[1] C. Gelao, La pittura in Puglia dal 1734 al 1799 in La Puglia al tempo dei Borbone, a cura di Clara Gelao, Mario Adda Editore, Bari, 2000, p., 157.

[2] D. Pasculli Ferrara, Contributi a Giovan Battista Lama e a Paolo de Matteis, in “Napoli Nobilissima”, Vol. 21, 1982, p. 41.

[3] Ibidem., p. 42.

[4] Ibidem., p. 43.

[5] A.S.B., Inventario dei beni mobili dell’Ecc.mo don Michele Imperiali esistenti nei castelli di Francavilla Fontana, Caselnuovo, Avetrana, Massafra e Carovigno, 1735, vol. 317. Trascrizione a cura di Francesco Ragione.

[6] Ibidem.

[7] Inventario dei beni del Marchese di Latiano Don Giovanni Luca Imperiali, 1749, Archivio di Stato di Brindisi, Atto Notarile Michetti Giuseppe Domenico. Pubblicato in Lu Lapiune – Quadrimestrale di Cultura Salentina, VII n. 2, Agosto 1991, Edizioni del Grifo, Lecce, p. 296.

[8] Ibidem.

 

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