Spazio differente – Land Art

Negli anni ’60 del Novecento l’artista è il centro della composizione, in questi anni si inizia a parlare di arte ambientale, in certo senso l’arte supera i confini canonici, nulla è più racchiuso all’interno del supporto, ma va oltre tanto da coinvolgere ciò che la circonda, spettatore compreso: un luogo da sterile diviene d’arte.

In buona sostanza si tratta di un vero coinvolgimento, abbiamo visto come nei secoli scorsi si cercava di coinvolgere una determinata sfera sensitiva dell’osservatore, in questo caso invece è ben tutto è ben diverso tutti i sensi vengono chiamati in causa.

In questo filone ritroviamo la Land Art. Provate ora ad immaginare un paesaggio naturale, incontaminato e dimenticato dall’uomo, chiaramente sprigiona un grande senso di solitudine se non anche inquietudine, ci si sente piccoli difronte all’immensità della natura; queste atmosfere sono bocconi prelibati per la Land Art.

Questa forma d’arte nasce alla fine degli anni ’60 negli Stati Uniti d’America, un periodo di grande fermento dal punto di vista artistico e culturale. Salta fuori la volontà di  alcuni artisti a realizzare opere, spesso di notevoli dimensioni, nella natura, nei luoghi dall’aspetto desolante.

Christo osserva il paesaggio e lo camuffa, mediante l’uso del filo e teli bianchi o colorati, i quali creano, nella circostanza, un effetto cromatico unico, l’artista bulgaro imballa temporaneamente diversi monumenti e paesaggi del mondo. In questo modo Christo mediante il gioco “c’è ma allo stesso tempo non c’è”, suscita nell’osservatore un mancamento, perché all’improvviso saltano fuori la consuetudine dei diversi ricordi legati a quel monumento, l’osservatore prima di razionalizzare e di capire che si tratta di un camuffamento, viene preso, potremmo dire, da un senso di nostalgia.

Porta Pinciana a Roma imballata da Christo nel 1974

Walter De Maria invece guarda il paesaggio e interviene di conseguenza, le sue earth sculpture, incarnano in pieno il concetto già anticipato in precedenza: guarda oltre il classico supporto artistico, guarda alla terra ed è li che va misurare la sua creatività.

In The Lightning Field De Maria installa quattrocento barre di metallo nel terreno, attirando così la scarica di uno o più fulmini. L’osservatore potrà così assistere ad uno spettacolo unico, circoscritto perché i fulmini in quanto attirati cadranno solo ed esclusivamente in quello spazio. L’artista sfrutta la natura per creare uno scenario unico e soprattutto luminoso.

Walter De Maria, The Lightning Field, 1977