All’apparenza linee e velocità

Un zig zag di linee e colori si muove sulla tela, un miscuglio provocato dall’artista che intende raccontare, era il 1912 quando Boccioni dipinse Elasticità, al suono di questo termine noi subito pensiamo alla molla e magari nella nostra mente riproduciamo il suono “bang, bang”, perché si dai in buona sostanza una molla la allarghi, la stringi, la annodi.

Umberto Boccioni, Elasticità, 1912, Milano, Civico Museo d’Arte Contemporane

Boccioni qui ha qualcosa da raccontarci: prende un cavallo e lo riporta sulla tela, bene qui arriva il bello, perché scompone in tanti parti l’animale, ma attenzione lo proietta nello spazio. L’idea accademica della rappresentazione qui non ha spazio, perché le regole prospettiche perdono ogni senso e valore, in quanto noi il cavallo posiamo vederlo da qualsiasi punto di vista, quindi Umberto Boccioni nonostante il disordine apparente delle linee, crea un ordine.

L’opera Materia del 1913 sembra un esplosione, riusciamo ad intravedere il volto della e le dita del soggetto raffigurato, la parte restante è affidata al movimento delle linee. All’apparenza non sembrerebbe la madre dell’autore.

Entrambe le tele mostrano l’influenza stilistica del cubismo sul futurismo.

Umberto Boccioni, Materia, 1913.

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