Il legame alla tradizione: regionalismo pittorico

C’è uno spaccato della storia dell’arte americana il quale sia apre come una finestra verso un unico orizzonte, i protagonisti di questa “tendenza artistica”, sono raggruppati, o ancor di più, guidati da un unico spirito di ricerca: la radice. Gli Stati Uniti d’America sono una nazione vasta, per grandezza geografica oltre che dal punto di vista economico, al suo interno, oggi, varie etnie si confrontano giornalmente, ma saliamo a bordo della macchina del tempo ritorniamo indietro, fermiamoci e scendiamo negli anni ’30.

New York da oltre un ventennio è la capitale mondiale dell’arte, Armory Show del 1913 apre le porte del nuovo mondo alla novità delle Avanguardie artistiche europee, ancor di più sul finire degli anni del decennio, ma durante tutto il corso della prima metà del ‘900, diversi grandi nomi sbarcheranno negli Stati Uniti, pensiamo a Duchamp, Man Ray, Picabia.

Ma al fianco di questo fervore artistico c’è dell’altro, lasciamo il centro e spostiamoci nella periferia, andiamo nella provincia, nella campagna, dove tutto scorre lento, dove tutto è così distante, qui c’è una quiete apparente, perché la gente sente il peso della minaccia, di quella nazione che giorno dopo giorno sta cambiando, dando un volto nuovo alla società, la quale aprendosi, chiude le porte del passato, archiviando la tradizione. A quei tempi, ma qualche nostalgico ancora oggi, osava dire che “nella provincia si nasconde il vero volto dell’America.

Grant Wood, American Gothic, 1930, The Art Institute of Chicago
Grant Wood, American Gothic, 1930, The Art Institute of Chicago

In questi angoli c’è il “regionalismo pittorico”, ovvero quella tendenza pittorica che intende recuperare e tenere in vita i valori tradizionali, c’è della nostalgia di fondo in questi autorevoli pittori, perché manifestano attraverso i loro soggetti il legame alla terra natia, la quale è vittima dei cambiamenti, delle molestie dell’innovazione. Nel volto del contadino ritratto da Grant Wood, in “American Gothic”, ritroviamo la fermezza del netto rifiuto al progresso, il non potrà mai sostituire l’arnese del mestiere, che tiene stretto con la mano destra, che gli permette di sopravvivere.

Grant Wood, La cena dei trebbiatori, 1934, Fine Arts Museums of San Francisco
Grant Wood, La cena dei trebbiatori, 1934, Fine Arts Museums of San Francisco

La bellezza va protetta, sempre Grant Wood, quasi a mo’ di mondo fatato personale, riporta momenti della quotidianità, dalla cui fuoriesce il senso dell’unione, della felice comunione dei momenti della vita che questi di provincia praticano, basta soffermarsi nella “Cena dei trebbiatori”, oppure davanti alle opere di Thomas Hart Benton, le quali mostrano la sfera privata, come in “Dio è la mia guida” oppure la fatica del lavoro in “Falciando il grano”.

Thomas Hart Benton, Falciando il grano, 1938, Saint Louis Art Museum, Saint Louis

Il regionalismo pittorico si affida al realismo, in alcuni aspetti rievoca il passato della pittura nordica europea; è oramai lontana la sperimentazione stilistica delle Avanguardie. Attraverso un linguaggio chiaro il messaggio viene colto dallo spettatore, in questo modo il pensiero restava impresso, in quel preciso istante e in futuro.