Ancora un atto vandalico nei confronti di un monumento storico, nel mirino dei vandali è finito lo stabile dell’ex Biblioteca di Via Roma, sarà un caso? Io presumo proprio di no! Scrivo questo perché da un po’ di tempo l’area adiacente allo stabile, luogo in cui sorgerà l’area commerciale, vive in uno stato di totale abbandono, carente anche delle apposite barriere che bloccano il passaggio, il prodotto di tale desolazione è giunto qualche notte fa, un bel foro sulla vetrata posteriore dell’edificio storico.

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Ma cosa sta succedendo a Latiano? Ovviamente non è l’unico luogo minacciato dal vandalismo, ad esempio se ci spostiamo di sera presso l’area dell’ex Convento dei Padri Domenicani, luogo che ospiterà un domani i Musei Civici, è possibile notare la stessa, se non identica, situazione.

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Dunque cosa bisogna fare? Attivare maggiore controllo sui cantieri ancora aperti, come l’area commerciale di Via Roma e l’ex Convento dei Domenicani, ma contemporaneamente cercare soluzioni mirate alla conservazione dei beni culturali presenti in paese, ovviamente non limitandosi solamente al solo recupero, ma favorendo la divulgazione nelle scuole, attraverso convegni e rassegne, del pensiero che vede i “Beni Culturali come simbolo di identità e storia”.

Domenico Ble

Resp. Cultura – PD Latiano

Caro, uso il mio spazio culturale perchè ti voglio raccontare

che non sono stufo, ma semplicemente per esternare quello che provo quando alludi ed inventi sulla mia esperienza politica, ti dico che ho iniziato a fare politica nel lontano 2007, ero ancora un adolescente, mi affascinava la protesta, pensa una volta durante i preparativi di un comizio, non riuscivo a mettere una fascetta ad un gazebo, una persona più grande mi riprese ironicamente, io subito sfoderai lo scudo e la spada, pensa un po’ era questo il clima, ma d’altronde avevo solo 17 anni e la voglia di spaccare il mondo, a quell’età, è altissima.

In tutti questi anni visto tanti personaggi, di varie dimensioni, con molti ho militato, pugliesi, di Latiano  e non, molti di loro oggi ricoprono ruoli di prestigio, altri li hanno ricoperti, pensa ho partecipato al primo Congresso Nazionale dell’Italia dei Valori a Roma, senza saperlo sono anche io sono parte di quella storia, terminata ma mai dimenticata, ho preso parte a tante scuole di politica i cui relatori erano Luigi De Magistris, Pino Arlacchi, Leoluca Orlando, ecc…, ho seguito il consiglio degli anziani quell’insegnamento che dice: rispetta l’avversario, osservalo, impara da lui se c’è da imparare. Ho coltivato questa passione con minuziosa premura, ho gioito e pianto tante volte e sono pronto a farlo ancora.


Sono un tipo riflessivo e quando penso a tutti coloro che mi accostano alla prima repubblica, provo grande tristezza. Non ho mai offeso nessuno e mai lo farò, metterò avanti le idee e mai le forche, proverò sempre a costruire ponti. Se riconosco il valore prezioso della storia è perché tengo ad un futuro migliore. La nostra realtà cittadina ha bisogno di tutte le forze necessari per poter fare bene, non posso stare dietro alle vostri voci, preferisco mettermi a lavorare. Non ho mai rinnegato il mio attivismo politico, l’ho sempre posto alle stesso livello dell’arte, continuerò su questa strada, ci vedremo lungo il percorso.

Fu adunque Iacopo di maestro Piero di Filippo della Quercia, luogo del contado di Siena, scultore, il primo dopo Andrea  Pisano, l’Orgagna e gli altri di sopra nominati, che operando nella scultura con maggior studio e diligenza, cominciasse a mostrare che si poteva appressare alla natura, et il primo che desse animo e speranza agl’altri di poterla, in certo modo pareggiare.

Con queste parole Giorgio Vasari, nelle sue Vite, ci introduce Jacopo della Quercia (Siena, 1374 – Siena, 1438), scultore senese, vissuto a cavallo fra due secoli, le sue opere dimostrano il passaggio dalla tradizione scultorea tardogotica, all’innovazione giunta con l’epoca umanistica. Vasari lo sottolinea subito, Jacopo è si figlio un’epoca che si appresta a terminare, ma nonostante tutto accoglie il rinnovamento, lui guarda al reale, le sue sculture sono la testimonianza di questo attento sguardo rivolta alla naturalezza. Una sua celebre opera è il Monumento funebre di Ilaria del Carretto, voluto secondo il Vasari dal marito Paolo Guinigi, nonchè Signore di Lucca dal 1400 al 1430

“…(Jacopo) Partito dunque da Siena, si condusse, per mezzo di alcuni amici, a Lucca, e quivi a Paulo Guinigi, che n’era signore, fece per la moglie che poco inanzi era morta, nella chiesa di S. Martino una sepoltura…

Monumento funebre di Ilaria del Carretto, marmo, 1406/08, Cattedrale di San Martino, Lucca

Jacopo concilia la lezione passata con la novità umanistica, la tipologia riporta indietro agli esempi lasciati da Arnolfo di Cambio, ma soprattutto il panneggio della veste, il quale rende la sottile e dritta, mette in evidenza l’influenza tardogotica, base del maestro.

Il volto della fanciulla, molto fedele al naturale, ben riprodotto nei particolari, qui si apre lo scenario alla novità umanistica, inoltre ai lati del sarcofago, dei putti reggono dei festoni, l’elemento classico è entrato a far parte del linguaggio del maestro. Un cane, quasi a fare da guardia, rivolge lo sguardo verso la giovane donna, non è li per caso, lui racconta della fedeltà del marito verso la moglie.