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La Maja desnuda di Francisco Goya

Francisco Goya possiamo considerarlo “pittore variegato”, non tanto per via della produzione, in quanto solo ed esclusivamente legata al disegno e alla pittura, ma per ben altro. Goya muore all’età di 82 anni e durante il corso della sua vita osserva eventi chiave della storia europea, ma il punto finale non è questo, sarebbe riduttivo, è importante perché attenzione Goya osserva e permette di osservare, rompe il confine del tempo, a noi di un’altra epoca è consentito di vivere quegli istanti vissuti da lui, di recepire la forza emotiva presente. Ma quel variegato è li perché ci racconta di un pittore che ha riprodotto tutto e tutti, dal sacro al profano, dall’aristocratico al popolare; questa sottigliezza non è altro che la traccia di un grande pittore.

Negli anni Spagna inquisitoria egli affronta la tematica del nudo, la celebre opera è la Maja desnuda, un olio su tela realizzato nel 1800, oggi conservato al Museo del Prado di Madrid

La Maja desnuda, 1800, olio su tela, Museo del Prado, Madrid

La bellezza del nudo femminile nell’opera viene celebrata, la giovane donna si mette a suo agio e non ha timore di posare, Goya nell’opera crea i presupposti per mettere in risalto l’armonia del corpo, se osserviamo con attenzione la luce cade dritta sulla modella, inoltre il gioco di accostamento dell’effetto luminoso al buio circostante, pone in primo piano la giovane donna.

La protagonista non è una divinità femminile, ma una semplice giovane ragazza, se nella Venere di Urbino, Tiziano idealizza la bellezza ultraterrena della dea dell’amore, allegandogli varie allegorie, Goya parte dal capolavoro del rinascimento giungendo alla magnificenza del nudo femminile terrestre, compie questa operazione attraverso la ricerca del vero, crea una vera icona.

Tiziano, Venere di Urbino, 1538, olio su tela, Galleria degli Uffizi, Firenze

L’opera fu commissionata al pittore da Manuel Godoy, il “Principe della Pace”, già proprietario della Venere allo specchio di Velazquez, egli nonostante il clima culturale fosse severamente controllato dall’inquisizione spagnola, quindi ogni “trasgressione” veniva vietata ed esemplarmente punita, forte del suo prestigio politico se ne infischiava della regola.

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