Segal e realtà all’ennesima potenza

Oramai è molto chiaro il concetto di “realismo” nell’ambito artistico figurativo, per essere maggiormente esplicito, noi quando sentiamo questo termine siamo portati a pensare alla riproduzione di un soggetto direttamente dalla realtà: ovvero viene preso, studiato e riprodotto dal vivo con la massima fedeltà. Avete mai sentito parlare di “iperrealismo” ? Analizzando bene la parola possiamo dedurre il tutto, perché proprio quel termine “iper” sta a significare la maggiore quantità rispetto al normale, dunque l’iperrealismo è un realismo all’ennesima potenza.

Alla fine degli anni ’60 negli Usa questa tendenza superlativa, dalla fase teorica si trasforma in pratica, è bene sottolieare lo spirito culturale rivoluzionario attivo in quegli anni negli States, il termine Pop Art, con tutti gli schemi annessi, potrebbe bastare per farvi capire il fermento di quel decennio. Ma la corrente iperrealista non si discosta molto dalla matrice pop, ricordiamo che Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Jasper Johns, hanno come base di partenza la realtà quotidiana.

George Segal (New York, 1924 – New Brunswick, 2000) dal 1964 al 1966, lavora al celebre The Dinner, attenzione in questo caso il nome dell’opera non è allusione, ma racconta con estrema chiarezza una semplice, dunque comune, azione quotidiana.

E’ la scena vista e rivista in un pub notturno, il cameriere prepara il caffè, il cliente ha appena finisto di cenare ed aspetta. Segal attraverso i suoi manichini racconta la realtà, se notate bene non hanno una definizione precisa, ma sono dei semplici calchi in gesso bianco, questo “anonimato” accomuna molti, perché tutti, una volta nella vita, abbiamo compiuto quest’azione; la vera importanza non è racchiusa negli individui, ma nel gesto quotidiano compiuto da essi, questi individui bianchi, universali, ma freddi, comunicano lo spirito materialista, nata dalla fede nel consumismo, che in quegli anni aveva travolto l’uomo.

The diner, gesso, legno, cromo, plastificazione, masonite, lampada fluorescente, vetro, carta, 1964-66, Walker Art Center, Mineapolis

The diner, gesso, legno, cromo, plastificazione, masonite, lampada fluorescente, vetro, carta, 1964-66, Walker Art Center, Mineapolis

…il mio compito più importante è quello di congelare i gesti più significativi in modo di cogliere, se ci riesco, una rivelazione, una percezione…..le emozioni universali si possono comunicare solo attraverso una certa forma di realtà che si può sentire, toccare e vedere…

Segal, alla maniera di Hopper, racconta il vuoto, perché il consumismo, il benessere, hanno creato una società emancipata, l’economian in quegli anni era molto florida, ma l’individio non ha fatto altro che allargare il divario con la società circostante, è piombato nella solitudine.

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