Metamorfosi artistica in Russia

Alla fine del primo decennio del ‘900, la Russia è teatro di cambiamenti radicali, da un regime imperiale assolutistico guidato dallo Zar, si passa ad un sistema politico repubblicano filo socialista, guidato da Lenin, siamo negli anni post rivoluzione e la Russia cambia totalmente al suo interno, sia dal punto di vista economico e politico, dunque sulla scia di sostanziali mutamenti, cambia anche l’ideologia dominante, la quale va a riflettersi sul campo artistico e culturale.

Gončarova, Il ciclista, 1913.

In questi primi anni il linguaggio figurativo predominante è quello delle Avanguardie già attive nel resto dell’Europa Occidentale, a questo discorso si affianca la nuova tematica, ovvero l’arte ha il compito di tenere vivi, spesso di esaltare, le fondamenta della rivoluzione: l’arte è al servizio dello stato. Certamente questo discorso è valido soprattutto per gli artisti russi già attivi, ma obbiettivo statale primario anche quello di investire nell’arte, nacquero dunque dei veri centri di formazione, denominati Svomas, qui un giovane artista poteva esprimere la personale vena artistica, chiaramente tutto sotto l’attento controllo dello Stato; investire in questo campo e dunque produrre un’arte prettamente vicina all’ideologia del governo, significava tenere alta l’immagine ed i valori.

Malevic, Uomo inglese a Mosca, 1914

È importante sapere che Avanguardie giungono in Russia nei primi anni ’10, delle mostre aprono l’orizzonte artistico, il linguaggio cubista e futurista viene accolto da pittori di nuova generazione, che esporranno alla mostra intitolata Coda d’Asino, tenutasi a Mosca nel ’12, parliamo di Larionov, Goncarova, Malevic, Chagall, Tatlin; ma di grande importanza sono anche i pittori russi attivi fuori nazione come Kandinskij; i quali, ognuno in maniera singolare, svilupperanno il linguaggio artistico, restando legati alla tematica della quotidianità russa.

Larionov, Rosso e blu, 1911

Ma ritorniamo agli anni caldi della Russia, quasi parallelo all’avvento della rivoluzione è il Costruttivismo, movimento creato da Tatlin e Rodcenko, in un primo momento, il linguaggio risente dell’influenza di quello dell’avanguardia. Qui si parla di una vera rivoluzione di intenti, ovvero l’arte non è racchiusa solamente nel valore estetico, ma invece è parte di un discorso ben più ampio, si parla dunque di arte per la rivoluzione; finalmente il panorama artistico russo si schioda dall’eredità del passato, ovvero da quella tradizione, anche se in alcuni aspetti filtrata, legata ancora all’800.

Il monumento di Tatlin del 1919

Ora si parla direttamente al popolo attraverso delle nuovi modi, i quali fondono l’ideale politico con proposta figurativa, una semplicità, contemporaneamente efficace, si muove fra le forme. Il Costruttivismo nella sua interezza abbraccia anche il campo architettonico e fotografico, oltre a quello pittorico e scultoreo.

Rodcenko, Libri, Manifesto pubblicitario, 1924
Rodcenko, Libri, Manifesto pubblicitario, 1924