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Medardo Rosso e l’inconscio impressionista

L’arte è libera, l’opera stessa è il risultato di questo spirito libero, Medardo Rosso (Torino, 20/21 giugno 1858 Milano, 31 marzo 1928) è l’esempio tangibile. Medardo è uno scultore, non si chiude nella provincia, ma si apre al panorama internazionale, forse il tassello principale della sua vena artistica è il confronto con l’ambiente francese.

Medardo Rosso a lavoro

È senz’altro una figura singolare, Medardo non si limita ad osservare, egli partecipa, le sue opere ci raccontano di uno scultore rivolto verso l’impegno sociale, egli cerca di cogliere l’attimo, modella la forma con grande velocità e abilità.

Ecce puer, 1906, Galleria Ricci Oddi, Piacenza

Si forma a Milano presso l’Accademia di Brera, ma ancor più influente per la sua formazione fu il contatto con la gioventù scapigliata milanese, ma la vera fucina è un’altra, Medardo amplia il suo orizzonte artistico in seguito al soggiorno parigino avvenuto nel 1889, nella capitale francese viene subito travolto dal fervore artistico, le influenze impressioniste, già inconsciamente presenti in lui, si rafforzano, qui può sperimentare, confrontare; inizia un nuovo percorso.

Bookmaker, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma

Alla stessa maniera dei pittori impressionisti sofferma lo sguardo sulla quotidianità, egli scruta la società che lo circonda, nota la differenza fra la ricchezza e la povertà, fra le emozioni di ogni singolo volto, questo è il punto di inizio; Medardo prende la materia, trasportando la realtà in opera e lo fa senza correggere l’elaborato, perché la creazione lui l’affida alla naturalezza del gesto. Medardo governa la materia, opera parallelamente con la luce, che una volta terminata l’opera, crea l’effetto di luci ed ombre.

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