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Lezioni d’Arte – Il ritorno all’ordine di Mario Sironi

..Com’è bella la città
com’è grande la città
com’è viva la città
com’è allegra la città…

Così cantava Giorgio Gaber nella sua celebre canzone intitolata proprio Com’è bella la città: restando fedeli al senso letterale delle parole è un inno alla città e a tutti i suoi volti, e Gaber esalta la bellezza racchiusa in essa. Ma un centro urbano, medio o grande che sia, non è sempre vivace, perché proprio come ogni estensione, man mano che la materia, o qualunque altra cosa sia, si allontana dal centro perde di densità e questo accade anche per la città. Molti artisti spesso hanno soffermato lo sguardo sul cuore del centro urbano, analizzando da vicino l’aspetto commerciale, mondano, ecc., ma c’è chi preferisce come Mario Sironi (Sassari, 12 maggio 1885 – Milano, 13 agosto 1961), pittore italiano e fra i più noti del secolo scorso, tutt’altra visione.

Il pittore lo fa nel 1922, proprio quando dipinge Periferia, un olio su tela con dimensioni di 60×70, oggi di proprietà di una collezione privata. Nell’osservare l’opera si coglie subito il senso di solitudine percepibile in ogni periferia e notiamo subito una differenza con gli scorci urbani del passato: qui non ci sono persone, però c’è il movimento. Il quadro è impostato su due versanti: nella parte di sinistra c’è il percorso, il moto curvilineo delle rotaie portano alla velocità del treno che rimandano al ritmo frenetico, mentre in profondità Sironi pone degli edifici, resi attraverso una pennellata veloce. Nella parte di destra del dipinto invece notiamo più calma, troviamo degli edifici, dei veri e propri solidi geometrici, che non sono altro che fabbriche e a ricordarcelo è la canna fumaria che svetta in alto come una torre. Gli edifici, la velocità, il fumo, tutto ci parla e ci racconta di una periferia industriale di una grande città. I colori partecipano al discorso figurativo, anzi sono loro ad accentuare la sfera sentimentale che si nasconde fra gli edifici.

È lo specchio di quegli anni: ne sono passati quattro dalla Grande Guerra e la società sente un gran bisogno di ristabilire l’ordine del passato, tutto ritorna in carreggiata e anche nel campo artistico vale lo stesso discorso. Mario Sironi è fra i fondatori del Novecento, movimento artistico nato a Milano nel ’23 che si pone l’obbiettivo di andare oltre l’eredità lasciata dall’Avanguardia Futurista. Nell’opera c’è ordine e precisione ma resta ancora vivo qualche legame con il linguaggio d’avanguardia, che però non è più decisivo: ora è in atto un discorso più razionale che rispolvera l’eredità artistica passata, messa forzatamente in cantina dal Futurismo.

Non è poi così tanto distante la periferia di oggi da quella riprodotta da Sironi: oggi questi luoghi vivono la stessa solitudine, sentiamo non di rado proclami politici del tipo «Ripartiamo dalle periferie!», perché spesso il termine periferia è associato al degrado, alla dimenticanza, ma noi stessi, proprio come Mario Sironi, possiamo raccontare altro. Perché la periferia, proprio come il centro della città, ha anche le sue sfumature colorate, bisogna solamente saperle cogliere ed osservarle, magari integrarle e collegarle, creando così quell’insieme che Gaber cantava e Sironi dipingeva.

FONTE ARTICOLO:http://www.artspecialday.com/9art/2016/07/09/lezioni-darte-lordine-di-mario-sironi

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