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L’Italia post-unitaria e la parentesi artistica – Parte 1

All’alba dell’11 marzo 1861 nacque una nazione, l’Italia era finalmente unita, il nord, il sud e le isole erano uniti intorno alla corona dei Savoia, quell’antico casato piemontese con una storia millenaria. Subito si presentano grossi problemi di natura socio-economica, che accompagneranno il percorso della neonata nazione per diversi secoli.

Giuseppe De Nittis, Che Freddo!, 1874, collezione privata
Giuseppe De Nittis, Che Freddo!, 1874, collezione privata

In tutto il periodo post-unitario l’arte vive l’ansia del bivio: su un fronte c’è chi auspica in un rinnovo, aprendo la strada ad un linguaggio unitario, sul fronte opposto c’è chi gelosamente tiene all’esperienza della cultura artistica viva nel periodo pre-unitario; nonostante il divario si cerca una soluzione, chiaramente tendenziosa verso un linguaggio figurativo unico, prendono vita le prime esposizioni a carattere nazionale, i grandi centri urbani, che fino a ieri erano capitali di stati autonomi, mentre ora sono posti al di sotto del tricolore con al centro lo stemma di Casa Savoia, divengono teatro di questa nuovo vento artistico.

Francesco Paolo Michetti, Il voto, 1883, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma
Francesco Paolo Michetti, Il voto, 1883, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma

Le tendenze vertono verso nuovi orizzonti, già sperimentati in altre parti d’Europa, esempio c’è chi è attratto dalla novità simbolista o impressionista,  chi con timida nostalgia ripercorre i passi del classicismo, ma anche coloro che si pongono con un sguardo realista verso la quotidianità circostante; l’Italia è un pentolone che ribolle di arte.

Luigi Nono, Refugium peccatorum, 1882 Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma
Luigi Nono, Refugium peccatorum, 1882 Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma

to be continued….

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