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Lezioni d’Arte – Gli incubi raccontati da Füssli

Johann Heinrich Füssli, L’incubo (1790-91) Goethe-Museum, Francoforte sul Meno
Johann Heinrich Füssli, L’incubo (1790-91)
Goethe-Museum, Francoforte sul Meno

L’essere umano in sé nasconde due sfere: da una parte quella luminosa che ben conosciamo e che piace raccontare, la quale si manifesta nei rapporti interpersonali, e dall’altra c’è la sfera più oscura, quella nascosta e che non sempre si manifesta agli occhi nostri e altrui, la quale sfuggendo al nostro intelletto, riesce a nascondersi bene, ma non per questo è esente dal manifestarsi.

Di solito, l’animo oscuro dell’uomo, facendo fede all’immaginario creativo collettivo, si palesa nelle ore buie della giornata, ovvero quando le forze oscure trovano nella notte l’habitat ideale per esprimersi, e dunque attraverso la dimensione onirica comunicano con noi. Stando a ciò nei sogni non sempre tutto quadra, c’è sempre un incubo pronto ad aspettarci.

Non c’è nulla da temere, ma vorrei guidare la vostra attenzione su Johann Heinrich Füssli (Zurigo, 7 febbraio 1741 – Putney Hill, 16 aprile 1825), pittore svizzero, attivo fra la Regione Elvetica e l’Inghilterra, considerato uno dei maggiori esponenti della pittura del XVIII secolo. Egli fu tra dei precursori della pittura romantica ed in particolar modo fu esponente di rilievo del filone visionario, ovvero quella parentesi dell’arte romantica che pose l’interesse sulla componente più oscura dell’uomo, ovvero il sogno.
Füssli concentra il suo sguardo sulla condizione che l’uomo da sempre vive e rinnova ogni giorno, interrogandosi e attraverso il disegno cerca di dare risposta alle sue domande: diverse opere racconteranno questa sua ricerca.

Un dipinto di grande rilievo che riesce a narrare la sua ossessione artistica è L’incubo, realizzato intorno al 1790-91, conservato presso il Goethe-Museum di Francoforte sul Meno.
Un’atmosfera tetra, quasi spettrale, avvolge l’opera: attraverso di essa il pittore riesce a concretizzare la sensazione di inquietudine che si vive stando svegli a contatto con il silenzio della notte. Quasi a mo’ di prova, Füssli illustra ciò che veramente può accadere mentre noi sogniamo. In primo piano vediamo una giovane donna dormiente, non totalmente distesa sul letto, con il capo e le braccia penzolanti nel vuoto: questo particolare sottolinea lo stato di abbandono che la giovane fanciulla vive, forse attraverso questi movimenti, partecipa al sogno che sta vivendo. Su di essa siede una figura lugubre che si staglia nel buio, un piccolo mostro simile ad un gargoyle, tutto rannicchiato su se stesso, il quale accenna un sorriso e si gode i movimenti della giovane donna, forse provocati da lui stesso e dal peso che gli arreca standole sul ventre.
In secondo piano, da dietro alla tenda, sbuca la testa di un cavallo, anch’esso orribile alla vista umana in quanto spettrale nelle forme: esso è colui che conduce il sogno.
Nell’opera predominano il bianco, il grigio, il marrone, accostati a tocchi di nero che attraverso il gioco di luci ed ombre modellano i corpi, inoltre le figure escono da buio e restano nella penombra, ciò alimenta la tensione: la scelta di queste tonalità calza a pennello con la tematica trattata.

Füssli è considerato un precursore perché anticipò questo tema tanto amato dalla psicanalisi, in quanto non si limita alla sola visione del sogno, ma va oltre, dunque si spinge nell’indagine di ciò che accade durante la fase onirica, focalizzando lo sguardo sulla parte più oscura, ma affascinante della mente umana.

FONTE ARTICOLO (http://www.artspecialday.com/9art/2016/04/16/lezioni-darte-gli-incubi-raccontati-fussli/)

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