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L’arte e la riforma protestante.

Per lanciare un messaggio non ci serviamo solo delle parole, per stimolare l’interesse di chi ci ascolta, spesso usiamo dell’ironia grottesca, nel periodo della riforma protestante, l’ironia nei confronti del papato e dell’istuzione cattolica era all’ordine del giorno. Gli oppositori della chiesa romana deridevano e mettevano a crudo le incombenze, ma ancor di più, premevano sulle carenze di natura spirituale, le quali erano sottoposte e sostituite da azioni terrene tipiche di un girone infernale. Una satira pungente fu adottata dai pittori che vivevano nei territori di massima diffusione della riforma, il Papa divenne il bersaglio preferito, nelle raffigurazioni veniva sottoposto al giudizio delle sacre scritture, questo particolare poneva l’accento sulla cattiva condotta della curia romana in quel periodo. Il divario fra cattolicesimo e riforma può essere illustrato grazie alle diverse opere presenti.

Singolare è la rappresentazione di Girolamo da Treviso (Treviso 1498 – Boulogne-sul-Mer 1544), si tratta della Lapidazione del Papa ad opera dei quattro Evangelsti, l’opera risale al 1536;

Il papa lapidato dai quattro evangelisti, 1536, Hapton Curt, Royal Collections
Il papa lapidato dai quattro evangelisti, 1536, Hapton Curt, Royal Collections

Girolamo, imposta la rappresentazione in un paesaggio campestre collinare, in primo piano il pontefice disteso a terra è attorniato dai quattro evangelisti, che scagliano addosso al vicario di Cristo delle grosse pietre; i nomi dei quattro, sono incisi proprio sulle pietre che presto saranno scagliate. Il papa indossa i paramenti sacri e la tiara, simbolo del potere pontificio, la caduta ha provocato la perdita degli onori, raffigurati dal pittore con dei simboli, come il galero cardinalizio, il messale, l’oro della chiesa, inoltre mette in risalto i filamenti dorati presenti nel copricapo e nei paramenti, questo sottolinea lo sfarzo regale. Il papa crolla e diviene bersaglio assieme all’avarizia e l’ipocrisia, entrambe personificate e distese al fianco del pontefice.

Notiamo la differenza fra i personaggi, i quattro evangelisti, scalzi, indossano delle umili vesti, dorate solamente nei ricami, tenute da delle fibie, il pontefice sfoggia tutta la sua regalità, che lo estranea dalla missione cristologica e lo accomuna ad un sovrano. Gli evangelisti per questo motivo lo castigano, per aver condotto la chiesa fuori dal percorso iniziale; in quegli anni, si parla di una chiesa dedita alla politica territoriale, immischiata in questioni belliche, una chiesa legata al denaro ed alla vendita delle indulgenze.

L’opera fu realizzata durante il periodo inglese del pittore, in quegli anni re Enrico VIII aveva dato inizio allo scisma anglicano, che vide il distacco della chiesa d’Inghilterra dalla chiesa romana, in patria, il re sostituì il papa. L’allegoria è ben rappresentata nell’opera, ha una doppia valenza, quella di natura religiosa, già espletata, e quella di natura politica, il papa punito dagli evangelisti è Paolo III Farnese, colui che scomunicò re Enrico VIII nel 1538.

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