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San Sebastiano di Mantegna

Una statua legata alla colonna, così, su due piedi è l’unica risposta che si riuscirebbe a dare, anche perché fra l’uomo legato e l’elemento architettonico c’è una sintonia di base che sta nel classicismo. L’opera è il San Sebastiano di Andrea Mantegna, risalente al 1489, realizzato attraverso la tecnica della tempera su tela, ed è conservata a Parigi presso il Museo del Louvre.

Sarebbe monotono stare a raccontare del recupero dell’antichità classica nel periodo storico in cui ha operato il pittore, ma nell’opera del Mantegna, questa componente stilistica, è predominante e non passa inosservata. Osserviamo bene, in basso a sinistra, sono inseriti dei frammenti scultorei classici, lo stesso martire poggia, a mo’ di statua, su un alto basamento, forse quello della statua, ed è legato ad una colonna sormontata da un capitello corinzio; addossato alla colonna, un pilastro su cui un tempo poggiava un arco a tutto sesto. In secondo piano, sulla sinistra, si intravede il proseguo della struttura architettonica legata alla colonna, si vede scorrere il fregio, a destra, esteso in profondità, uno scorcio urbano di gusto classicheggiante, accostato alla natura. La pena è già stata eseguita, è stato punito con il lancio delle frecce, le quali non gli hanno provocato la morte, lui, convertirosi a cristianesimo non teme di morire per la fede e rivolge lo sguardo sofferente verso l’alto, affidandosi al dio creatore. In basso a destra i volti dei due carnefici, coloro che hanno tirato le frecce, Mantegna li imbruttisce, con questo particolare sottilinea la loro crudeltà

Andrea Mantegna non si limita a rappresentare il santo in qualità di portatore di ideali, dunque non  guarda solo sulla componente simbolica, ma pone l’accento componente esteriore; il pittore cura nei minimi dettagli l’anatomia del corpo, rispolverando gli schemi della statuaria classica. Inoltre con il gioco di luci ed ombre, scolpisce la muscolatura, la rendendo plastico il corpo, questo è il legame fra la figura umana e l’architettura, lo spazio è ordinato dalla regola prospettica; predomina l’uso di tinte chiare, la luce avvolge il martire mettendolo in risalto.

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