Crea sito

Orfeo ed Euridice – dentro l’opera di Canova

Non è maldestro, ma delicato e lieve, parla alla materia, racconta la sua storia, la sua passione, leviga la superficie rendondola divina, la statua prende vita, non lascia spazio alle parole, la bellezza ferma il tempo. E’ nel dna di Antonio Canova la materia, chissà quante volte avrà visto intagliare la pietra, da bambino avrà osservato e sentito il tocco dello scalpellino una infinità di volte,  proprio quel tintinnio, che dalle sue mani, uscirà come musica soave.

Antonio Canova (1757-1822) si forma nella bottega di Giuseppe Torretti, scultore stimato nella Repubblica di Venezia, sarà proprio lui a dare la base, che farà del Canova, il pù grande scultore del neoclassicismo. Cresce e si forma nel periodo di transito, quando il barocco sembra oramai un ricordo, proprio quando una nuova ondata rinnovatrice si presenta. A questo primo periodo di produzione, risale il gruppo scultoreo raffigurante Orfeo ed Euridice.

Le sculture risalgono all’età giovanile dello scultore, le due statue autonome nella coposizione, ma legate per via del vincolo tematico, la storia dei due protagonisti è tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, nello specifico, dalla leggenda di Orfeo. Le due scuture sono di grandi dimensioni, all’incirca alte 2,00 m, sono a tutto tondo, e nella dislocazione ambientale, la statua raffigurante Euridice segue quella di Orfeo, proprio come nel racconto del mito.

 

Orfeo

Orfeo si volta a guardare Euridice, condannandola a ritornare nel regno degli inferi, Canova ferma il tempo sul momento fatale; Orfeo, voltandosi, disperatamente si accorge di aver commesso l’errore, Euridice si arrende alle fiamme degli inferi che da li a poco la avvolgeranno.

aaaaaaaaaaaa

Canova, nello stile, è ancora legato allo schema tardo barocco, egli affida i sentimenti dei due ai movimenti; Orfeo, fugace nel muoversi,  pone la mano sul capo, questo gesto accentua il sentimento di disperazione, Euridice, alza il capo verso il cielo, si rassegna al destino, ovvero non vedrà più il suo amore, ma nonostante la crudele sorte lo invita a continuare per il percorso.

Euridice

Antonio Canova cura ogni minimo particolare, oltre alla gestualità, fa parlare i sentimenti attraverso la mimica facciale; inoltre riempie lo spazio delle statue con dei simboli, legati ai personaggi, Euridice in basso ha le fiamme degli inferi, una mano vi fuoriesce afferrandola, ad Orfeo inserisce un piccolo tronco di albero.

Completa l’opera, dando armonia, la perfezione anatonica, le due statue, rispolverano il repertorio classico greco-romano, dunque Canova, ha già intrapreso, anche se non del tutto, il nuovo percorso stilistico, nei suoi primi lavori è presente il senso curvilineo del gusto barocco. Le due opere, oggi, sono conservate a Venezia presso il Museo Correr, il Canova le realizzò per la famiglia Falier, fra il 1773 ed il 1776.

error: Content is protected !!