Due volti di Dracula

di Domenico Ble

Prima di chiudere gli occhi per dormire, si sbircia sotto il letto, sapete bene è il primo nascondiglio del mostro immaginario, quella belva con l’ombra dritta e lunga. Il mondo della fantasia e dei mostri, al suo interno, è così affascinante e variegato da far sbizzarrire gli appassionati.

Passano le mode e anche i mostri, ma c’è né uno in particolare che viaggia da secoli nell’immaginario collettivo che ha superato la soglia del tempo, un’aria gelida lo segue, la carnagione chiara lo contraddistingue, appena giunti sull’uscio della sua, apre la porta e pacatamente ci sussurra “..benvenuto nella mia casa! Entrate libero e franco. Andatevene poi sano e salvo, e lasciate alcunché della felicità che arrecate..”. il conte Dracula accoglie nella sua dimora Jonathan Harker.

Sappiamo tutti che lo scrittore irlandese Bram Stoker nel redigere il suo capolavoro posa l’ideale fantastico su un personaggio storico realmente esistito, vale a dire Vlad III Principe di Valacchia, vissuto nel XV secolo noto alle cronache come un sovrano cruento. Ma a tutti noi non è bastato il romanzo per avere un contatto diretto con questa, direi bizzarra, figura del tetro mondo dell’orrore. Negli anni venti del ‘900 il principe del male compie il salto di qualità, diviene una star del cinema muto. Il 5 marzo del 1922 debutta il Nosferatu il vampiro, diretto da Friedrich Wilhelm Murnau; la pellicola ripercorre passo dopo passo il racconto di Stoker, unica differenza il nome, da Dracula a Orlok.

Murnau riesce a rendere l’asprezza della figura, alto di statura e con una corporatura magra, quasi esile. Da un volto osseo e pallido, con due grandi occhi privi di orbita, non ha i capelli, ma ha due grandi orecchie appuntite; dei lunghi artigli escono dal lungo cappotto nero. È un vero essere oscuro, non dotato di animo umano, mostra pienamente la sua appartenenza alla sfera soprannaturale; i suoi movimenti, simili al brancolare, danno la sensazione di vuoto sentimentale. Chiaramente Murnau attraverso la figura del Conte Orlok denuncia i mali vissuti dall’uomo del suo tempo, evidenzia la netta chiusura alla società, ove l’individuo brancola nella fredda atmosfera.

Settant’anni dopo il Nosferatu, nelle sale cinematografiche esce il capolavoro di Francis Ford Coppola, Dracula di Bram Stoker. Coppola resta fedele alle pagine del romanzo gotico di Stoker, nella pellicola riesce a focalizzare ponendo l’attenzione su i due aspetti di Dracula, rendendo evidente il bipolarismo presente nella figura. La prima è quella dell’essere mostruoso e soprannaturale che vive in Valacchia, dall’aspetto diabolico e dotato di una ironia cattiva che inganna Jonathan Harker. La secondo visione, presente in un secondo momento, è quella dell’alta borghesia londinese, nell’esteriorità vediamo un uomo agiato, che veste secondo moda di fine ‘800, con grandi sentimenti romantici, basti pensare a quando dice a Mina Murray: <<… Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti….>>. Dunque oltre alla maggiore fedeltà al romanzo, nel film viene reso bene l’ideale romantico.

Ecco come cambia, nel corso degli anni, la volontà di rappresentare una storia, ogni regista ci mette del suo, focalizzando l’interesse su un punto preciso, dando indirizzo chiave a tutta alla pellicola.