Fantozzi è il vero italiano.

di Domenico Ble

Nel mito tricolore oltre agli spaghetti, pizza e pallone, entra di diritto e con posto d’onore il cinema comico. C’è una figura che nutre invidia ma che è invidiabile, lenta, servile e felice, ma allo stesso tempo mai contenta! Essere piagnone è un po’ la sua indole, come essere anche profondamente religioso con un’accento di superstizione.

Nel cinema italiano c’è una pellicola che mette a nudo e crudo l’italiano medio, provate per un solo istante a canticchiare svogliatamente questa ballata:

“….Latte e caffè, barba e bidè, presto che perdo il tram….La mille e tre, frigo e buffet, l’elettro dei frappé, più la moquette, poi la roulotte…”.

Ma è il Ragionier Fantozzi il nostro stendardo. Il Rag. Ugo Fantozzi (nel film interpretato da Paolo Villaggio) ha tutti i requisiti dell’italiano medio: dipendente e sottoposto, posto fisso e duraturo in azienda dai vertici dirigenziali sconosciuti o quasi, lavoro con tutti i diritti della previdenza sociale concede, casa comoda, una famigliola, una macchina piccola, economica e modesta, una sfrenata corte amorosa ad una collega di lavoro.

Chiaramente nel ’75 il regista Luciano Salce con la pellicola volle, con tono ironico e senza scrupoli, descrivere la classe comoda degli italiani e chiaramente riesce nell’intento e in tutte le varie sfaccettature possibili. Spesso come ben sappiamo il comportamento dell’uomo è influenzato dall’ambiente che lo circonda, in Fantozzi questo elemento è reso molto bene, esempio, Ugo è impiegato dell’ufficio sinistri di una grande azienda, condivide l’ufficio con altri colleghi incapaci di professione (Ragionier Filini) e fannulloni occasionali (Geometra Calboni e signorina Silvani), lui chiaramente tace perché servile di carattere e perché vittima della pressione psicologica dei colleghi, questo comportamento lo penalizza a lavorare il doppio per nottate e nottate.

Non ha una passione specifica, o meglio, cerca di appassionarsi, spesso su costrizione, alle passioni dei superiori dell’azienda. Il rag. Ugo è costretto a sorbirsi i capolavori del cinema d’autore, perché sono la passione primaria del direttore Guidobaldo Maria Riccardelli, oppure per un ipotetico avanzo di carriera è costretto ad imparare a giocare a biliardo perché ci gioca il Direttore Conte Diego Catellani. Ovviamente il discorso anche quì è più attuale che mai.

https://www.youtube.com/watch?v=rh75rtqQ8Xc

E poi c’è un Fantozzi latin lover, folle per amore, che pur di poter vivere una storia fantoccia ed utopica con la signorina Silvani, abbandona l’amore vero, paziente e che sempre lo attende della moglie Pina. Spesso denigra la sua stessa famiglia a tal punto da inorridire al solo sguardo della figlia Mariangela, non accorgendosi del suo auto-ferimento; ma tanto una volta svanito il sogno amoroso, Fantozzi ricade dritto a terra e torna a casa.

Si potrebbe aggiungere tanto sulla celebre figura del ragioniere più popolare d’Italia, ma basta questo per poter affermare che il personaggio fantozziano non passa mai di moda, perché Fantozzi siamo un po’ tutti.
E Paolo Villaggio nel merito dice:

“..Con Fantozzi ho cercato di raccontare l’avventura di chi vive in quella sezione della vita attraverso la quale tutti (tranne i figli dei potentissimi) passano o sono passati: il momento in cui si è sotto padrone. Molti ne vengono fuori con onore, molti ci sono passati a vent’anni, altri a trenta, molti ci rimangono per sempre e sono la maggior parte. Fantozzi è uno di questi….”