Le fil rouge – Rassegnazione

di Marika Piccinni

Rassegnazione

Il filo rosso che lega le due opere che esamino oggi è la “Rassegnazione”, di cui vi parlo partendo da un’opera a me molto cara: la “Punizione di Marsia” di Tiziano.
Si tratta di un’opera narrante un episodio mitologico particolarmente cruento, datata tra il 1570 e il 1576 e conservata al Palazzo Arcivescovile di Kromerìz (Repubblica Ceca). Protagonista della vicenda è Marsia; un satiro che, bravissimo a suonare il flauto a doppia canna, l’aulos, decide di sfidare Apollo, dio della musica, certo di poterlo vincere. Ma la mitologia insegna che agli dèi non piace né essere sfidati né tanto meno perdere. Apollo vince la sfida con uno stratagemma e infligge al satiro una punizione per la sua superbia: Marsia viene appeso a testa in giù ad un albero e scorticato vivo dallo stesso dio.
Tiziano cattura proprio il momento della tortura, e lo fa inasprendo il suo stesso stile. I colori sono scuri, molto diversi da quelli del gioviale “Amor Sacro e Amor Profano”, tanto che sembra che il pennello sia stato intriso più volte nel sangue di Marsia (al centro della scena) e abbia poi definito tutte le figure. Dai due cani, al giovane con violino sullo sfondo.

Tra tutti i personaggi, importanza maggiore ha Mida, nel quale è possibile scorgere un autoritratto dello stesso Tiziano.
L’uomo è seduto nell’angolo destro del riquadro; ha la mano sotto il mento mentre guarda Apollo scorticare il satiro. Nei suoi occhi è possibile leggere una muta rassegnazione per la cieca e ingiustificata violenza che si consuma davanti a sè, e a cui, suo malgrado, ha preso indirettamente parte, poiché giudice della gara.
Lo studioso Freedberg ha ipotizzato che la tela sia stata ideata dall’artista a seguito dell’atroce tortura subita da Marcantonio Bragadin, ferito durante l’assedio turco sull’isola veneziana di Famagosta il 1 agosto 1571, portato nella piazza delle esecuzioni e scorticato vivo.
Dunque nella rassegnazione di Mida c’è anche la rassegnazione del suo autore.
L’artista, al culmine della sua carriera, ha ormai capito che l’arte non può nulla contro la violenza e la decadenza della vita reale, e ce lo comunica con questa opera personale, come se fosse un testamento emotivo.

Tiziano Vecellio, Punizione di Marsia

Tiziano Vecellio, Punizione di Marsia

The Walking Dead

La rassegnazione è uno dei temi centrali anche di “The Walking Dead”; fortunata serie horror tratta dal fumetto di Robert Kirkman.
Protagonista è lo sceriffo Rick Grimes, che dopo una sparatoria e un lungo coma farmacologico, si ritrova in uno scenario apocalittico dove un virus trasforma i morti in zombie (nella serie chiamati “walkers”).
Le difficoltà che Rick deve affrontare non si riducono solamente agli zombie. Una volta ritrovati sua moglie e suo figlio, e aver stabilito una forte relazione con altre persone che spesso definirà come suo “gruppo” o “famiglia”, lo sceriffo dovrà fare i conti con un mondo che, prima dei morti, trasforma soprattutto i vivi.
Nelle corso delle stagioni della serie diversi personaggi cercheranno di danneggiare o uccidere i membri della sua grande famiglia. Durante l’avanzare della trama, Grimes e le persone a lui care saranno costrette a fare altrettanto. Di puntata in puntata viene mostrato un mondo sempre più crudele, dove chi non pensa prima a sé stesso è destinato a soccombere in modo atroce. Alla fine tutti, anche i più altruisti, si ritrovano a sporcarsi le mani con il sangue di qualcun altro, ormai rassegnati ad una situazione che non può cambiare, dove l’unico imperativo non è “vivere” ma “sopravvivere” sacrificando tutto per questa causa primaria.
Non a caso uno dei poster promozionali recita “Combatti i morti, TEMI I VIVI” e un altro ancora “Caccia o sarai cacciato”.

Andrew Lincoln nel ruolo di Rick Grimes in un poster promozionale di The Walking Dead

Andrew Lincoln nel ruolo di Rick Grimes in un poster promozionale di The Walking Dead

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