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La primavera dei Macchiaioli

di Domenico Ble

Con il Risorgimento nasce l’Italia, si è finalmente insieme; l’unità sperata e cantata dai letterati del passato è finalmente una realtà. Dal 1861 in poi si cerca di risorgere anche in tutti campi del nuovo regno, le arti non mancarono all’appello;
si cercò di realizzare un “gusto nazionale”, che rispecchiasse i valori dell’unità e soprattutto cantasse la bellezza dell’impresa, fra gli innumerevoli centri artistici Firenze riuscì a differenziarsi, sarà stato il passato artistico glorioso, al di là di tutto qui nacque una nuova primavera.
Al Caffè Michelangelo si incontrano giovani artisti, sognatori ad occhi aperti direi, orizzontati verso le esperienze in voga in Europa, come la “pittura dal vero”, distanti dall’esperienza romantica e neoclassica.

Antonio Puccinelli, Passeggiata al muro torto, 1852, Istituto Matteucci, Viareggio
Antonio Puccinelli, Passeggiata al muro torto, 1852, Istituto Matteucci, Viareggio

Questo fermento artistico non necessita più dell’Accademia, da sempre al di sopra delle arti, ma necessita di maggiore libertà, lo studio privato di un pittore sembra fare al caso; gli artisti escono fuori, cercano il contatto con la natura e con ciò che li circonda, traggono delle emozioni, dipingono il vero.
Come accennato prima il luogo centrale è il Caffè Michelangelo di Firenze, fra i tavoli di questo locale accendevano diversi battiti artistici e non a caso nacquero i Macchiaioli;
Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Vincenzo Cabianca, Giovanni Fattori, Giuseppe Abbati e molti altri si aggiunsero dopo, tutti attratti da questo florido clima artistico.

Telemaco Signorini, Piazzetta di Settignano, 1880
Telemaco Signorini, Piazzetta di Settignano, 1880

Macchiaioli da macchia, facile a dedurre che si tratta della singolare pittura, Giovanni Fattori dichiarò:<<..era la solidità dei corpi di fronte alla luce..>>; La pittura di macchia, nella pittura italiana, era uno stato della fase preparatoria dell’opera, si trattava di un bozzetto, per i Macchiaioli diviene il traguardo, perché attraverso le macchie di colore colgono, nell’immediatezza, la gradazione cromatica del colore nel soggetto. La vera innovazione sta anche nella scelta delle tematiche, non sono più storiche e religiose, ma paesaggistiche e di vita quotidiana. Il pittore macchiaiolo Adriano Cecioni racconta:

..Ecco il malinteso; la macchia è base, e come tale riamane nel quadro.
Gli studi di forma e le ricerche del dettaglio hanno l’ufficio di rendere conto
delle parti che sono in essa, senza distruggerla né tritarla. Il vero risulta
macchie di colore e di chiaroscuro, ciascuna delle quali ha un valore proprio
che si misura col mezzo rapporto.
In ogni macchia questo rapporto ha un doppio valore, come chiaroscuro e come colore,
ma per valore, vuol dire che è troppo chiaro o troppo scuro, in rapporto agli altri toni.
Una sola macchia di colore la mettiamo per la faccia, un’altra per i capelli,
un’altra mettiamo per la pezzuola, un’altra per le mani e per i piedi e così
per il terreno e per il cielo..

Il colore domina nell’opera, viene bandita ogni altra forma grafica.

Un dopo pranzo o Il pergolato, 1868, Pinacoteca di Brera, Milano.
Un dopo pranzo o Il pergolato, 1868, Pinacoteca di Brera, Milano.
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