Accusa, un filo rosso lega due opere.

di Marika Piccinni

Sotto Accusa

Il film che consiglio per inaugurare questa rubrica è un film drammatico del 1988, “The Accused” (tradotto “Sotto Accusa” in italiano) diretto da Jonathan Kaplan con protagoniste Jodie Foster e Kelly McGillis.
La pellicola parla di una tematica molto delicata, ancor più perché si ispira ad un fatto reale: è infatti la trasposizione cinematografica di un famoso caso del 1983 che interessò i media americani, ovvero lo stupro, ai danni di Cheryl Arujo, in un bar di New Bredford, nel Massachussetts.
Nei panni della vittima, nel film chiamata Sarah Tobies, c’è Jodie Foster, la cui interpretazione le ha portato la vincita di un Golden Globe, un Oscar e un David di Donatello (nell’ultimo caso come migliore attrice straniera)1.
La scena iniziale mostra la Tobies correre urlando fuori dal locale dove si presume che sia appena stata stuprata.
Subito dopo il film ci mostra la personale “Via Crucis” di questa ragazza.

La visita medica che ne attesta la stupro è umiliante. Le viene chiesto qual è stata l’ultima volta che ha fatto sesso, le vengono fotografati i glutei, le cosce, il collo e i polsi che, con i loro lividi, testimoniano l’aggressione.

La visita ginecologica è un’ulteriore violenza su quel corpo già provato, ormai teatro di intrusione carnale.
Quando arriva il viceprocuratore distrettuale Kathryn Murphy (interpretato da Kelly McGillis) però, le cose sembrano addirittura peggiorare per la dignità della vittima.
Esaminando la sua cartella clinica la Murphy fa subito riferimento alla quantità di droga e alcol assunte dalla giovane donna, lasciando intendere che queste cose la renderanno, agli occhi della giuria, colpevole per metà.
E’ infatti questo il nodo centrale del film. Sarah ha una pessima reputazione: fa uso di droghe e beve spesso, è una semplice cameriera con l’hobby dell’ astrologia, vive in una vera catapecchia e in più, poche ore prima essere violentata, aveva flirtato con uno dei suoi stupratori.
Ad essere sotto accusa, con il suo modus vivendi, è lei, e non i suoi stupratori. Più volte questa amara verità viene resa nota nel corso del film. Kathryn le chiede a bruciapelo quanto spesso beva, come mai la sua fedina penale sia sporca, come fosse vestita quella sera. Non conta il fatto in sé, ma il suo contorno, perché, come dice la stessa Murphy : “E’ compito della giuria testimoniare che sei un testimone marcio, perché hai marcio il carattere”.
Così si pone il confronto tra Sarah e uno dei suoi stupratori, brillante studente universitario.
In un attimo di esasperazione, dopo che i suoi aguzzini vengono incriminati solo per lesioni colpose, la Tobies esclama: “ Se andassi anche io all’università e non vivessi in quella baracca scommetto che sarei anche io un testimone attendibile!”.

A questo dolore si aggiunge l’indifferenza del compagno di Sarah che minimizza l’accaduto proprio come la gente che quella sera era presente in quel bar.
Nessuno di loro dice di aver assistito ad uno stupro, tranne un ragazzo, Kenneth Joyce,amico proprio del brillante universitario. Grazie alla sua deposizione Sarah vince la sua causa e, oltre a far mandare in prigione gli istigatori, ottiene il risultato di far aumentare la pena da scontare ai tre stupratori e la modifica dell’imputazione da lesioni colpose a violenza sessuale.
Un film dunque attualissimo, poiché parla degli ulteriori problemi che le vittime di stupro devono affrontare, soprattutto alla luce del caso nazionale della Fortezza.

Jodie Foster in una scena del processo

Jodie Foster in una scena del processo

Kelly McGillis in una scena del processo

Kelly McGillis in una scena del processo

Il processo” da “Notre Dame de Paris” di Cocciante
Seguendo il filo rosso (da questo concetto prende il nome questa rubrica) del tema dell’accusa, consiglio adesso un’opera teatrale portata in scena nel 2002, “Notre Dame de Paris”.
Tratta dall’omonimo famosissimo romanzo di Victor Hugo ambientato nel 1482, la versione di cui parlo è quella italiana, con il libretto di Pasquale Pannella e le musiche di Riccardo Cocciante (che ha musicato anche la versione originale francese).

Qui l’accusata per eccellenza è Esmeralda, giovane gitana arrivata a Parigi con il suo clan in occasione della Festa dei Folli (l’Epifania).
La ragazza è incolpata di aver pugnalato l’uomo di cui è innamorata, Febo , comandante degli arcieri del Re.
Un crimine da lei mai commesso; a pugnalarlo è stato infatti Frollo ,arcidiacono che ha una vera e propria ossessione e profonda gelosia per la gitana.
Nella scena del processo allegata qui sotto, Esmeralda, interpretata dall’argentina Lola Ponce, accusa chiaramente il prete di aver ferito il suo amante, ma la risposta dell’uomo (l’attore Vittorio Matteucci) è emblematica della condizione della giovane donna:

Guardate gli occhi c’é fuoco in lei! C’é fuoco vivo una strega é lei, é pagana, gitana, straniera lei
Significativo che vengano elencate queste tre parole.
Esmeralda é destinata a morire, seppure innocente, proprio perché straniera e gitana. Non c’é possibilità che venga creduta.

Vittorio Matteucci in una scena del processo

Vittorio Matteucci in una scena del processo

A nulla vale il fatto che abbia chiesto asilo a Notre Dame e abbia cantato una commovente e originale “Ave Maria Pagana”, dove chiede alla Vergine, tra le lacrime, “fammi dolce l’amaro” riferendosi alla sua permanenza in un paese straniero e ostile nei confronti di lei e della sua gente.
Gli stessi uomini che si professano interessati a lei non la stimano e non la ritengono una loro pari meritevole di rispetto.

Febo, il capitano, sposa la benestante Fiordaliso, ignorando totalmente le richieste di aiuto di Esmeralda e comandando alle sue truppe di entrare con la forza a Notre Dame, dove lei si è rifugiata, per catturare i gitani; Frollo, che canta di un amore disperato, doloroso e criminale in realtà non la ama affatto. La ritiene un oggetto da possedere che deve necessariamente donarsi a lui, in quanto povera zingara, ed è per questo che il rifiuto della donna lo rende pazzo e furioso, tanto da ridere quando vede la sua esecuzione.
Solo il deforme campanaro Quasimodo la ama teneramente e con rispetto, come canta Gio’ di Tonno nei panni del personaggio:

“Se guardassi dentro di me
tu,
Esmeralda,
vedresti
che, per te, io sono il solo
ad amarti con il cuore,
ma tutti gli altri,
no
vogliono il tuo dolore.”

Del resto anche Quasimodo è un emarginato, e dunque sullo stesso piano della gitana.
Accusata di stregoneria, persecuzione, lussuria e tentato omicidio sulla persona di Febo, Esmeralda viene impiccata al braccio di forca della Place de Grève, proprio dove è stata vista per la prima volta danzare libera, bella e felice dai tre uomini.

Lola Ponce in una scena del processo

Lola Ponce in una scena del processo

Notre Dame de Paris è dunque un’opera che non parla solo di grandi passioni. Posto da protagonista ha la sofferenza degli ultimi, ai margini della società e costretti sempre e comunque a subire, colpevoli solamente della loro condizione e che non sempre hanno la possibilità di poter vincere come succede a Sarah Tobies.
Link della scena del processo:

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