di Domenico Ble

Emil Hansen, danese di origine contadina, stimolato alla pittura grazie alla frequenza a dei corsi di pittura serale, trasferito a Monaco nel 1898 studia privatamente presso la scuola di Friedrich Fehr. Nel 1902 soggiorna a Copenaghen dove conosce e sposa Ada Vilstrup, di ritorno a Berlino decide di cambiare il cognome da Hansen a Nolde.

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E. Nolde, come noi lo conosciamo, fu un pittore vicino al gruppo della Die Bruck e assieme a loro partecipa a diverse iniziative artistiche, dipingendo la vita urbana tedesca di inizio ‘900: ritratti, scene ambientate nei caffè o nei ristoranti, i cabaret. Non mancano le opere con tematica religiosa dove Emile rivisita il pietismo protestante su cui era stata orizzontata la sua educazione.

Nel 1913 compie un viaggio in Nuova Guinea, arricchendo il suo repertorio artistico, le sue opere sprigioneranno la carica del primitivismo pieno di colori caldi e accessi. Nel 1916 si trasferisce in Slesia, dipinge paesaggi campestri adottando colori scuri e opachi; Emile Nolde si avvicina con le forme verso soluzioni astratte.
Con l’avvento del nazionalsocialismo Emile aderisce pienamente, ma nonostante tutto le sue opere sono ugualmente inserite nella pittura degenerata che tanto faceva paura al regime; nel 1941 gli viene vietato di dipingere ed esporre: E. Nolde non lasciandosi intimorire dipinge di nascosto le famose tele conosciute come quadri non autorizzati.

Nel suo stile rivediamo in pieno i principi dell’espressionismo tedesco, poca importanza alle forme, ridotte all’essenziale, al contrario una grande importanza è data ai colori: violenti, angosciosi e forti, questi divengono i nuovi canali di comunicazione. La pittura anche per Emile Nolde è quella disciplina capace di far uscire allo scoperto l’interiorità di ogni uomo, quella parte nascosta che né parole o concetti possono narrare.

di Domenico Ble

Messer Sandro fu al centro del panorama artistico del Rinascimento italiano ed europeo, visse ed operò nella Firenze di Lorenzo de’ Medici, Giorgio Vasari nelle sue Vite.. lo riporta così:<<..Ne’ medesimi tempi del Magnifico Lorenzo Vecchio de’ Medici, che fu veramente per le persone d’ingegno un secol d’oro, fiorì ancora Alessandro, chiamato a l’uso nostro Sandro e detto di Botticello per la cagione che appresso vedremo… >>.

Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, meglio conosciuto come Sandro, fu il padre Mariano Filipepi ad introdurlo nella bottega del maestro orefice Botticello, qui Sandro sviluppò la sua capacità artistica maggiormente inclinata nella pittura. Il vero apprendistato avvenne nella bottega di Filippo Lippi, pittore eccellente noto all’ambiente artistico fiorentino, con lui Sandro lavorò alle Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista nella cappella maggiore del Duomo di Prato. A questo primo periodo risalgono diverse Madonne in cui si rispecchia l’influenza pittorica del maestro, per citarne una la Madonna col Bambino e un angelo, datata 1465. Possiamo confrontare la Vergine del Botticelli con la Lippina di Filippo Lippi; certamente Sandro Botticelli con la sua opera omaggia il maestro, ricopiandone in tema e l’impostazione pittorica dei soggetti: la Madonna, di profilo, seduta su di un cuscino ricamato, prende fra le sue braccia in bambino Gesù, sorretto da un’angelo che ha lo sguardo rivolto verso l’osservatore, differentemente da quanto appare nella Lippina in cui la Madonna ha le mani giunte in segno di preghiera ed adorazione verso il figlio che viene sorretto e sollevato da un’angelo.

Madonna col Bambino e un angelo

Madonna col Bambino e un angelo

Cambia anche l’impostazione scenografica, nella Lippina vi è una finestra aperta su un panorama naturale; nell’opera botticelliana la scenografia è architettonica, prevale l’arcata a tutto sesto poggiante su delle colonne con capitelli corinzi. Dunque l’opera di Filippo Lippi è vicina all’influenza della pittura fiamminga, visibile oltre che nell’impostazione scenica a anche nella lucentezza del colore, mentre quella del Botticelli, spenta nella tonalità coloristica, incarna le scoperte spaziali dell’Umanesimo.

Filippo Lippi, la Lippina

Filippo Lippi, la Lippina

La fama porta ad avere un grande seguito alle spalle, i grandi artisti del passato oltre ad avere una folta cerchia di committenti possedevano in bottega un gran numero di apprendisti, Leonardo da Vinci possedeva un grande seguito, diversi pittori hanno imparato lo stile e seguito le impronte del grande genio;

Leonardo da Vinci - Autoritratto

Leonardo da Vinci durante la permanenza milanese (1480 – 1500) entrò nelle grazie del Duca di Milano Ludovico il Moro, che lo volle come artista di corte, Leonardo ebbe dunque maggiore rilevanza, era molto ricercato dalla committenza civile ed ecclesiastica. Da li a poco tempo il genio fu attorniato da diversi giovani volenterosi pronti ad imparare il mestiere, era la generazione dei giovani lombardi che la critica riconosce come “leonardeschi”.

Pala dei tre Arcangeli - Marco d'Oggiorno

Il nuovo stile pittorico di Leonardo crebbe e attirò interesse fra la committenza, diversi maestri presenti in Milano sentendosi sminuiti da questa nuova ondata artistica scelsero di aggiornarsi al nuovo stile o di cambiare piazza cercando fortuna altrove, mentre le giovani leve decisero di restare ad imparare. Fra i leonardeschi va menzionato: Bernardino Luini, Giovanni Antonio Boltraffio, Marco d’Oggiorno, Ambrogio De Predis, Francesco Melzi, Gian Giacomo Caprotti. Essi rimasero ben ancorati alla lezione di Leonardo non riuscendo ad eguagliare o superare il maestro, ma diffusero lo stile in ogni regione ove si sviluppò la propria carriera artistica.

Francesco Melzi - Vertumno e Pomona

San Sebastiano - Bernardino Luini

San Sebastiano – Bernardino Luini