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La candida pennellata del Beato Angelico

di Domenico Ble

Guido di Pietro nacque nel 1395 a Vicchio del Mugello, ebbe una formazione da miniatore a Firenze presso la bottega di Lorenzo Monaco, l’arte della miniatura richiedeva calma, serenità d’animo e d’azione, Pietro aveva tutte le caratteristiche per fare bene. Si ipotizza che fra il 1418 e 1421 decise di prendere i voti presso il convento di San Domenico a Fiesole, divenne frate domenicano col nome di Giovanni da Fiesole.

Iniziò così la sua avventura fatta di preghiera e arte. Un suo primo lavoro è il Trittico di San Pietro martire per le suore del convento di San Pietro martire a Firenze, opera che rispecchia un po’ l’eredita del gotico internazionale, ma con la finestra rivolta verso le innovazioni artistiche che iniziarono a circolare in quel tempo.

angelico, trittico di san pietro martire

Realizzò diverse pale d’altare per la chiesa di San Domenico che gli valsero la fama, nel convento di San Domenico a Fiesole dipinse su tavola numerose Annunciazioni, fra cui possiamo menzionare la pregevole Annunciazione del Prado. Nella pala, Beato Angelico prende padronanza della tecnica pittorica, lo stile risente molto dell’eredita del gotico internazionale, ma lascia prevalere le teorie geometrico-spaziali introdotte in pittura da Masaccio e Masolino, le figure sono avvolte da una candida luce che le rende celestiali.

Annunciazione del Prado

Anche altre opere di questo periodo mostrano l’evoluzione dello stile come per esempio: il Giudizio Universale realizzato per il Convento di Santa Maria degli Angeli a Firenze, oggi conservata al Museo Nazionale di San Marco a Firenze, o il Tabernacolo dei Linaioli che realizzò con l’orafo Lorenzo Ghiberti. Su commissione della famiglia Medici lavora per il convento di San Marco a Firenze, fu proprio Cosimo De’ Medici a volerlo nel 1440 come mastro nelle decorazioni conventuali. Realizzo pregevoli opere fra cui la pala di San Marco, la Crocifissione, la Crocifissione coi santi, la Madonna delle Ombre. In quest’ultima possiamo notare al centro la Vergine con il bambino in braccio seduta in trono, avanti posti ai lati otto santi. Certamente è evidente il recupero dell’eredità classica, constatabile con la struttura architettonica, decorata mediante paraste corinzie, posta in sfondo e comprendente il trono su cui siede la vergine, costituita da una nicchia decorata ai lati da lesene corinzie e da un fregio decorato con motivo floreale. Nella composizione si avverte un totale senso di armonia ed equilibrio.

Madonna delle Ombre.

Dal 1445 al 1449 è a Roma da Papa Eugenio IV, che ebbe modo di apprezzare i sui lavori in San Marco, e dopo con Papa Niccolò V per il quale realizzò p gli affreschi della Cappella Nicolina narranti le storie dei martiri Stefano e Lorenzo. Affreschi caratterizzati da una cura maggiore rispetto a quelli di San Marco, impreziositi da una maggiore cura dei dettagli. Da li diverse altre opere, fino alla morte giunta a Roma nel 1455, venne sepolto nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva .

Consacrazione di San Lorenzo come diacono

Del Beato Angelico ricordiamo la pennellata candida e leggera, ma soprattutto la luce che accarezza i volti, che li avvolge e li trasporta in una dimensione beata. Sarà un’esempio per Piero della Francesca e molti altri. Seppe conciliare nella sua pittura l’innovazione umanistica fatta di razionalismo degli spazi e proporzioni, con la minuziosità, la preziosità, dell’ormai ricordo gotico internazionale. Per le sue doti di umiltà ed umanità, Papa Giovanni Paolo II nel 1984 lo beatificò.

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